The conversation, The British government makes no secret of its policy of creating a “hostile environment” for immigrants. Now that policy has been criticised in a report by a group of cross-party MPs, who have also questioned the target of bringing net migration down to the tens of thousands. Tom Vickers says their wider findings suggest Britain is not as polarised on issues of migration as previously thought – and a more inclusive conversation is possible.

 Libero.it: /Ansa.it
Conferma da parte della Cassazione della condanna per maltrattamento di animali, contraffazione di passaporti canini e frode in commercio per  Daniele G., 40enne di Montecchio Emilia...

fonte: libero.it

(1)(1)http://torino.repubblica.it/cronaca/2018/01/15/news/torino_bloccata_da_facebook_la_mamma_che_sui_social_faceva_rivivere_il_figlio_morto_in_montagna-186528054/?ref=nl-Ultimo-minuato-ore-13_15-01-2018

@mattiafeltri, La Stampa; Così il razzismo è diventata una spudorata consuetudine (breve inchiesta).

Razzisti della porta accanto, un italiano su due giustifica violenze e aggressioni sui social, Migranti e rom nel mirino, dilagano antisemitismo e omofobia

Contro i migranti si scatena la maggior parte degli attacchi razzisti

Mattia Feltri, Roma; Dei 55 italiani su cento che, rispondendo a un sondaggio di Swg (15 novembre 2017), hanno giustificato il razzismo, la gran parte probabilmente escluderebbe di essere razzista. La domanda era diretta: «Determinate forme di razzismo e discriminazione possono essere giustificate?». Per il 45 per cento è «no mai». Per il 29 «dipende dalle situazioni». Per il 16 «solo in pochi specifici casi». Per il 7 «nella maggior parte dei casi». Per il 3 «sempre». Se la domanda fosse stata «lei è razzista?» è presumibile che avrebbe risposto sì il 3 per cento per cui il razzismo è giustificabile sempre, e forse alcuni del 7 per cento per cui è accettabile nella maggior parte dei casi. Il razzismo è una malattia insidiosa, dà sintomi vaghi, talvolta deboli o indecifrabili: non si prende il razzismo come un’influenza, dall’oggi al domani.

Matteo Salvini esclude di essere razzista (in buonissima fede, si deve presumere) eppure il primo gennaio ha scritto un tweet che, nella sua apparente innocuità (fra centinaia ben più aggressivi scritti dal capo leghista), spiega bene la noncuranza del pensiero e del linguaggio: «Vado a Messa a Bormio, e sento dire dal prete che bisogna “accogliere tutti i migranti”. Penso ai milioni di italiani senza casa e senza lavoro, al milione di bambini che in Italia vivono in povertà, e prego per loro». Naturalmente è legittimo e per niente illogico ritenere che non si possano accogliere tutti i migranti, ma pregare per i poveri italiani sembra una trasposizione un po’ temeraria del sovranismo nella fede: è complicato pensare a un Dio che accolga preghiere in base al passaporto o al colore della pelle, ed è stupefacente intuire tanti cristiani disinvoltamente immemori della vocazione universalistica ed ecumenica del cristianesimo, costituzionalmente antirazzista.

Il linguaggio della politica

Anche Massimo Corsaro, deputato di centrodestra, ogni volta trasecola. Dopo il derby della settimana scorsa, ha dato dello zingaro all’ex allenatore del Torino, Sinisa Mihajlovic. Così come si era rivolto al collega ebreo, Emanuele Fiano, dicendo che portava le sopracciglia folte per nascondere i segni della circoncisione. In entrambi i casi, Corsaro ha ammesso una certa intemperanza linguistica, dovuta alla foga, ma nessun cedimento al razzismo. La novità evidente è che certe cose, fino a pochi anni fa, un uomo delle istituzioni non si sarebbe nemmeno sognato di dirle e tantomeno l’avrebbe fatta franca.

la violenza quotidiana

Un’inchiesta dell’associazione Lunaria, presentata a Montecitorio lo scorso ottobre, ha registrato 1483 casi «di violenza razzista e discriminazione» tra il primo gennaio 2015 e il 31 maggio 2017. Da gennaio 2007 ad aprile 2009, la stessa Lunaria ne aveva registrati 319. Di questi 1483 casi, 1197 vanno alla voce violenza verbale, e non bisogna per questo pensare che siano meno gravi: un anno fa Pateh Sabally, ventiduenne gambiano, decise di suicidarsi buttandosi nel Canal Grande a Venezia; da un vaporetto lo videro dimenarsi, nessuno si lanciò per salvarlo, alcuni gli fecero un video mentre affogava, qualcuno rideva e diceva «ueh Africa», qualcuno gli diceva «scemo», «negro». Lo scorso giugno, in un centro estivo del riminese, una bambina cadde mentre giocava e due coetanei le dissero «ti sta bene che sei caduta, a terra devono stare i negri» e «io vicino a una negra non ci sto». Lo scorso novembre, in provincia di Padova, in una partita fra quattordicenni un ragazzo nigeriano si sentì dire due volte «stai zitto negro» da un avversario che poi gli rifilò un pugno, e quando il nigeriano reagì fu espulso dall’arbitro. Sono episodi pescati alla rinfusa fra centinaia. Se ne sono citati due consumati fra bambini o ragazzini per rendere l’idea dell’aria che tira.

Le istituzioni contagiate

L’aspetto più stupefacente del lavoro di Lunaria è che il maggior numero dei casi (615) ha per protagonisti «attori istituzionali». Hanno spesso a che fare coi sindaci e le loro ordinanze teoricamente a tutela dell’ordine pubblico. Nell’agosto 2016 il sindaco dem di Ventimiglia vietò la distribuzione di cibo ai migranti in attesa alla frontiera; nello stesso periodo la sindaca di Codigoro, Ferrara, (sempre Pd) propose tasse più alte per chi affittava appartamenti ai richiedenti asilo; nel settembre 2017 il sindaco leghista di Pontida, Bergamo, decise di riservare i parcheggi soltanto a donne comunitarie ed etero. Sindaci di sinistra e di destra, tutti accomunati dallo stupore del giorno dopo, e dalla spiegazione che no, mica si trattava di razzismo. Poi, naturalmente, ci sono anche le violenze fisiche: 84. Un solo esempio, notissimo: nel luglio 2016 Emmanuel Chidi Namdi, trentaseienne nigeriano, fuggito dalle persecuzioni d’estremismo islamico di Boko Haram, passeggiava per Fermo con Chinyery, la fidanzata ventiseienne, quando due del posto hanno preso a chiamarla «scimmia»; Emmanuel provò a difenderla e fu aggredito con una spranga e, caduto a terra, massacrato a calci e a pugni.

L’intolleranza via social

Fin qui si tratta di fatti di cronaca, ma poi c’è una frenetica attività di razzismo quotidiano. L’associazione Vox, in collaborazione con l’Università degli Studi di Milano e La Sapienza di Roma, ha monitorato il social Twitter nel periodo che va dall’agosto 2015 al febbraio 2016, e ha trovato 412 mila tweet misogini, razzisti o omofobi. Circa 42 mila tweet erano contro i migranti in quanto tali, soprattutto se musulmani. Secondo il Pew Research Center (Think Tank di Washington) il 68 per cento degli italiani è ostile ai musulmani, e del resto un’indagine di Ipsos evidenzia che in Italia la maggioranza è convinta che gli immigrati di religione musulmana siano oltre il 20 per cento della popolazione, quando invece la percentuale balla fra il 2,5 e il 3,5 per cento (secondo varie fonti, che tengono più o meno conto dell’immigrazione clandestina). Così, per tornare all’inizio, al sondaggio di Swg, si scopre che tendenzialmente gli italiani preferiscono per vicino di casa un ebreo piuttosto che un musulmano, ma preferiscono un altro italiano piuttosto che un ebreo, qualsiasi cosa voglia dire, visto che gli ebrei in Italia sono quasi tutti italiani.

Cresce l’antisemitismo

E qui arriviamo all’ultimo studio, proposto dalla Anti Defamation League - Osservatorio antisemitismo Italia. Nel 2016 i casi di antisemitismo in Italia sono stati 130, almeno quelli di cui si è venuti a conoscenza; dieci anni prima, nel 2006, erano stati 45. «Dalla Palestina alla Patagonia... Gli avvoltoi giudei alla conquista del pianeta», «sionisti cancro dell’umanità», «semiti assassini rituali» si legge su vari profili Facebook dedicati alla riemergente lotta all’ebreo; nei dintorni dell’antico ghetto di Ferrara, poche settimane fa, via Voltapaletto è stata trasformata a vernice in via Hitler; all’ingresso del liceo Seneca di Roma, a ottobre è apparsa la scritta «ingresso ebrei».

Anche qui si potrebbe andare avanti per pagine, resta giusto lo spazio per dire che - sempre secondo l’Anti Defamation League - nel 2014 il 20 per cento degli italiani aveva sentimenti o pregiudizi antiebraici (come, per esempio, «gli ebrei muovono l’economia mondiale contro gli altri popoli»), e nel 2015 erano saliti al 29. E per ricordare la manifestazione filopalestinese del 29 dicembre a Milano, piazza Cavour, dove immigrati musulmani hanno scandito un coro tradizionale: «Ebrei tremate, l’armata di Maometto ritornerà». Per sottolineare l’ovvio: nelle società dove il razzismo cresce, chi lo subisce spesso poi lo alimenta, in un clima facilone, crudele ed epidemico in cui tutti hanno conquistato il diritto alla spudoratezza.

fonte: http://www.lastampa.it/2018/01/08/italia/cronache/razzisti-della-porta-accanto-un-italiano-su-due-giustifica-violenze-e-aggressioni-sui-social-eDXhKfCd1O4XyZ0SAddG5M/pagina.html

Come saprete Napoli sta assistendo, sgomenta, ad una recrudescenza di aggressioni violente, consumate da minori, in danno di minori, senza scopo apparente, che non quello di sfogare la propria rabbia. Uno dei ragazzi, che, qualche giorno fa, hanno accoltellato un loro coetaneo, ha confessato che a muovere la loro mano è stata proprio la rabbia del sentirsi esclusi, rispetto a chi, a loro giudizio, possiede molto di più di quanto le loro famiglie, concentrate nella periferia della città, possono permettersi. Napoli, dunque, corre il rischio di essere vissuta e rappresentata come città segnata dall’ingiustizia, che, da un lato, colpisce chi vorrebbe solo vivere, studiare, programmare il proprio futuro, in libertà e sicurezza, senza il timore di essere aggredito, mentre cammina per strada; dall’altro, può rappresentare, in quanto alimentata dalle crescenti diseguaglianze economiche e sociali, la motivazione più profonda dell’aggressività giovanile.

Astrea proverà ad affrontare questi temi sabato 20 gennaio, con il

filosofo *Biagio de Giovanni*; il questore di Napoli *Antonio De Iesu*;
l’assessore all’istruzione del comune di Napoli, *Annamaria Palmieri*; il notaio *Dino Falconio*, esponente dell’associazionismo cittadino, e
lo scrittore *Massimiliano Virgilio.*
Coordina il direttore delle pagine napoletane di Repubblica, *Ottavio
Ragone*.
 *ASTREA*
> *SENTIMENTI DI GIUSTIZIA*
> *"**Associazione culturale**"*
Sede legale:
> *Piazza Dante, 22*
*80134 Napoli*
*E-Mail: astreasentimentidigiustizia@gmail.com

http://www.repubblica.it/spettacoli/people/2018/01/13/news/francesca_barra_la_mia_battaglia_contro_l_hater_-186418090/?ref=drnh18-2

via Rassegna Stampa ( https://play.google.com/store/apps/details?id=it.pinenuts.rassegnastampa )

@ConsumerReports: Some teenagers are actually putting laundry pods in their mouths as part of an online dare called the “Tide Pod Challenge.” These are the gruesome- potentially deadly- effects of doing something this stupid. #TidePodChallenge https://www.consumerreports.org/health/what-eating-a-laundry-pod-can-do-to-you/

Australia sotto choc per il suicidio di Ammy “Dolly” Everett, 14 anni, vittima del bullismo online. La ragazzina era diventata famosa in tutto il Paese per aver prestato il volto alcuni anni fa a una campagna pubblicitaria della Akubra, azienda produttrice di cappelli tipici.

A rivelare i motivi del gesto estremo, compiuto il 3 gennaio, è stato nei giorni successivi il padre di Dolly, Tick Everett, in un accorato post su Facebook. L’uomo ha invitato chi ha angariato la figlia fino a spingerla ad uccidersi ad andare ai suoi funerali. «Così vi renderete conto - ha scritto - di quale disastro abbiate combinato. Non avete la metà della forza che aveva il mio prezioso angelo - ha scritto ancora - e che ha dimostrato anche nel mettere in atto il suo tragico piano per sfuggire alla cattiveria di questo mondo».

Alla fine del suo post, Everett ha chiesto a tutti di mobilitarsi contro il bullismo «perché solo così la vita di Dolly non sarà andata sprecata». Licenza Creative Commons

http://www.lastampa.it/2018/01/11/esteri/vittima-di-bullismo-online-si-toglie-la-vita-a-anni-la-testimonial-di-uno-spot-di-cappelli-tipici-aDkL452uxzmGGHVGGCAbyI/pagina.html

... An Israeli government ministry confirmed on Saturday that the American Jewish organization, Jewish Voice for Peace*, is among 20 organizations from around the world that have been placed on a BDS blacklist, which means its members will be barred from entering Israel. JVP is the only major Jewish organization in the U.S. that openly advocates for and identifies with the Boycott, Divestment and Sanctions (BDS) movement. MORE:  https://972mag.com/israel-to-bar-u-s-jewish-group-from-country-over-bds-support/132214/

Giuseppe Buffone: "Per chi non l’avesse ancora notata, segnalo una norma particolarmente importante contenuta nel decreto-legge 16 ottobre 2017, n. 148  (cd. Decreto fiscale collegato alla legge di Bilancio 2018), come risultante per effetto delle modifiche apportate dalla legge di conversione 4 dicembre 2017, n. 172.

Art. 19-bis: Disposizioni in materia di uscita dei minori di 14 anni dai locali scolastici 

  1. I genitori esercenti la responsabilita' genitoriale, i tutori e i soggetti affidatari ai sensi della legge 4 maggio 1983, n. 184, dei minori di 14 anni, in considerazione dell'eta' di questi ultimi, del loro grado di autonomia e dello specifico contesto, nell'ambito di un processo volto alla loro autoresponsabilizzazione, possono autorizzare le istituzioni del sistema nazionale di istruzione a consentire l'uscita autonoma dei minori di 14 anni dai locali scolastici al termine dell'orario delle lezioni.L'autorizzazione esonera il personale scolastico dalla responsabilita' connessa all'adempimento dell'obbligo di vigilanza. 

    2. L'autorizzazione ad usufruire in modo autonomo del servizio di trasporto scolastico, rilasciata dai genitori esercenti la responsabilita' genitoriale, dai tutori e dai soggetti affidatari dei minori di 14 anni agli enti locali gestori del servizio, esonera dalla responsabilita' connessa all'adempimento dell'obbligo di vigilanza nella salita e discesa dal mezzo e nel tempo di sosta alla fermata utilizzata, anche al ritorno dalle attivita' scolastiche))

Oltre ad avere una rilevanza sul terreno della responsabilità civile (e sul diritto vivente formatosi sul tema), questa disposizione modula l’autorizzazione in favore del minore di 14 anni, fondandola sul consenso di “entrambi i genitori” (ove esercenti la responsabilità genitoriale). La disposizione, però, richiama  (oltre ai tutori) anche gli “affidatari” ex lege 184 del 1983, in modo un pò generico dovendosi (..credo..) però intendere che essa operi solo (in senso tecnico - “affidamento”) per gli effettivi titolari di responsabilità genitoriale e non anche per i meri soggetti “collocatari”: es. in ipotesi di affidamento del minore di 14 anni al Comune di residenza, questo avrebbe da solo il potere di rilasciare l’autorizzazione; non l’avrebbe invece la famiglia caregiver di mero collocamento del bambino.

Tenuto conto del fatto che la norma opera in presenza di alcuni requisiti (autonomia, contesto, età) e ha effetti dirompenti (il rischio si trasferisce dalla scuola ai titolari della responsabilità genitoriale), non escludo che possano insorgere conflitti al riguardo che ipotizzo dovrebbero essere risolti con i moduli tipici (709-ter c.p.c., 316 c.c., 337 c.c., etc.).

credits: L. Villa/"minoriefamiglia"/ Google Gruppi